Il 12 marzo 2000, a
Genova, le puttane e i ministri,
gli anarchici e i preti,
gli scostumati e gli azzimati, gli anonimi e
i famosi, si sono seduti l'uno accanto all'altro per salutare
Fabrizio De André.
Nel suo nome hanno deposto le maschere sociali per ascoltare le
canzoni di Fabrizio e per onorare la vita (la sua, di Fabrizio, e
quella di tutti).
Non c'è stata pena anche se si piangeva,
non c'è stata esibizione anche se era uno spettacolo, non
c'è stata retorica anche se Genova intera salutava la
partenza di un figlio.
Molti dei più importanti artisti italiani
sono venuti a cantare Fabrizio.
La scaletta e il nome in cartellone erano appena una traccia
affettuosa, l'ordine discreto di una preghiera collettiva.
Foto di
Guido Harari,
Neri Oddo,
Reinhold Kohl